Racconto del Chianti

Luogo: Castellina in Chianti

Comune: Castellina in Chianti

Data/periodo: 30 giugno 2013

Descrizione: È una tarda mattina di fine giugno. Dopo una serie di contatti telefonici, aver verificato gli impegni di entrambi, qualche corteggiamento di routine, riusciamo ad ottenere un appuntamento con Alessandro Falassi per un’intervista sul suo ruolo di studioso chiantigiano. Ci dà appuntamento al Museo Archeologico di Castellina, dove ci incontriamo puntualmente, per scoprire che lui pensava fossimo in possesso delle chiavi dell’edificio, e noi pensavamo lo stesso di lui. Rimaniamo un attimo a riflettere ma subito ci invita a casa sua, poco distante, per poter fare l’intervista. Ci accoglie in un ampio soggiorno, purtroppo buio (e gli effetti si vedranno nel video di bassa qualità), ci chiama colleghi, è felice di potersi confrontare con giovani antropologi senesi – è risaputo che tra lui e il dipartimento di antropologia di Siena non vi sono mai stati grandi rapporti. È anche curioso, perché noi lo stiamo intervistando per l’Ecomuseo del Chianti, un progetto iniziato oltre dieci anni prima, su iniziativa proprio sua e di Marzio Cresci, allora direttore del Museo Archeologico di Castellina. Ci sentiamo quindi un po’ sotto osservazione, come dovessimo sostenere un esame, cosa che capita spesso quando andiamo ad intervistare esperti del territorio, studiosi e artisti di fama internazionale, semplici appassionati. Si mette sulla bilancia il valore dell’intervistatore. Ma Falassi è molto cortese, ci fa accomodare nel soggiorno, ci chiede dove preferiamo che lui si sieda, di cosa vogliamo parlare in particolare.

Ci racconta così la sua passione per le tradizioni locali, la sua amicizia con Alan Dundes che, in qualche modo, ne ha legittimato le competenze scientifiche – negli anni Settanta, quando pubblicano la “Terra in piazza”, Dundes era uno dei più importanti folkloristi americani. Ma di Palio si parla poco, ci interessiamo invece alle sue indagini sulla Veglia in Toscana, alle raccolte di proverbi e, in particolare, al suo libro sulla cultura agroalimentare “Pan che canti vin che salti” che cita con piacere, ricordandone la genesi, la ricerca di campo, l’intenzione di farne un vero e proprio ricettario da usare in cucina pur seguendo un rigoroso metodo di ricerca antropologico.

Ci racconta della sua amicizia con Paul Hoffman, fotografo americano assai noto, che a Castellina ha dedicato molti scatti, raccolti in un testo curato da entrambi. Ci parla della nascita del Chiantishire, dalle visite della Regina del Belgio, che ballava in piazza a Castellina, ai Rolling Stones che nel Chianti passano e rimangono poco tempo, perché lo trovano poco adatto al loro stile di vita dissoluto – e certamente più adatto a un modello di vita borghese che negli anni Sessanta andava scoprendo il territorio chiantigiano.

Finita l’intervista ci regala alcuni suoi libri. Si dice felice di aver contribuito in qualche modo a questa versione finale dell’Ecomuseo che, finalmente, dopo diversi anni, prende forma. È stata l’ultima volta che lo abbiamo incontrato e lui, purtroppo, non ha potuto vedere la versione digitale dell’Ecomuseo del Chianti.

Bibliografia:

Dundes A., Falassi A., La terra in piazza. An Interpretation of the Palio of Siena, Berkeley, UCP 1975

Falassi A., Di Corato R., Stiaccini P., Pan che canti vin che salti. Cucina ricca e povera nel Chianti, Siena, Editori i Torchi Chiantigiani 1988

Falassi A., Hoffman P., Castellina in Chianti. A portrait, Castellina in Chianti, Edizione fuori commercio 1990

Autore scheda: Valentina Lusini e Pietro Meloni